Quando si inizia a progettare ci si ritrova davanti al foglio bianco, è uno di quei momenti in cui le idee - spesso confuse - si materializzano nei primi tratti del progetto. Per gli architetti più trendy quei tratti permangono fino alla fine contenendo in nuce l'essenza stessa del progetto; per gli architetti più umili quegli stessi tratti vengono rielaborati, cancellati e stravolti fino a diventare tutt'altro.
Iniziare a scrivere in un blog dedicato soprattutto all'architettura - ma non solo - è un'operazione esattamente identica: da dove si comincia?
Intanto di blog dedicati all'architettura ce ne sono tanti - troppi - e spesso sono frutto di una partigianeria malsana che poco aggiunge a un dibattito.
Le brevi note che scriverò qui vogliono essere altro, una sorta di diario - con tutte le ingenuità tipiche di un diario! - in cui annoterò qualche riflessione sull'architettura, su ciò che studio, su ciò che ricerco, su ciò che vedo e leggo.
Come cominciare, dunque? Con una citazione di Francesco Venezia, architetto al cui lavoro guardo da tempo con attenzione e ammirazione e che, non a caso, si tiene saggiamente fuori dal circuito trendy e radical chic delle ormai consunte archistar:
"[In Sicilia dove, più che altrove] è dominante il sentimento tragico dell'avvicendarsi delle cose, l'attività del costruire finisce sempre per coincidere con l'attività stessa del restaurare.V'è qui, nella vita delle pietre, alcunché di ciclico. Cavate alla luce a formare edifici equilibrati, ritornano alla terra a costituire il disordine di un universo frammentario, che è promessa di futuri equilibri."
Francesco Venezia, Costruire in Sicilia, in Emanuele Fidone, Vincenzo Latina, Bruno Messina. 'Restauri' iblei, a cura di Adriano Cornoldi e Marco Rapposelli, Il Poligrafo, 2007
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